Passaggio a Ventimiglia
Roma e Parigi trovano una tregua sugli immigrati alla frontiera
Ieri è rientrata la crisi tra Francia e Italia sui migranti tunisini: l’Europa ha detto che entrambi i paesi hanno ragione, il trattato di Schengen prevede misure di emergenza, come quelle applicate da Parigi durante il fine settimana. E la politica dei permessi provviosri adottata dal governo italiano ha lo stesso diritto a esistere. Secondo la Commissione, la Francia ha tutto il “diritto” di chiudere la frontiera ferroviaria, come ha fatto domenica per alcune ore.
10 AGO 20

Il ministro dell’Interno francese, Claude Guéant, ha dichiarato che sta applicando “alla lettera” le regole. Parigi non critica più la concessione da parte dell’Italia di permessi di soggiorno temporanei ai tunisini: la Commissione ha certificato che ogni paese può fare ciò che vuole con i migranti sul suo territorio. Guéant nota che la decisione “è stata contestata da molti paesi dell’Ue”, ma precisa che la Francia “non vuole” tensioni con l’Italia. Per circolare in altri paesi, oltre a documenti validi, i tunisini devono dimostrare di avere risorse finanziarie sufficienti. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha ribadito che “i permessi italiani sono legittimi, che rispecchiano le norme europee e tutti i paesi europei devono rispettarli”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha spiegato: “Procediamo con l’accordo della Tunisia al rimpatrio di tutti i tunisini che arrivano.
Molti temono che il conflitto franco-italiano sui migranti abbia innescato una guerra di trucchi e cavilli giuridici che mette a repentaglio una delle conquiste più tangibili dell’Unione europea: gli accordi di Schengen e la fine delle frontiere fisiche.
Molti temono che il conflitto franco-italiano sui migranti abbia innescato una guerra di trucchi e cavilli giuridici che mette a repentaglio una delle conquiste più tangibili dell’Unione europea: gli accordi di Schengen e la fine delle frontiere fisiche.
“Ci sono ragioni per essere vigili – ha ammesso per la prima volta la stessa Malmström – Sarebbe molto molto pericoloso se fosse la fine di Schengen, perché è uno dei trattati fondamentali nella libera circolazione dell’Ue”. L’interruzione del traffico ferroviario da parte della Francia è soltanto l’ultimo dei molti provvedimenti presi da diverse capitali per controllare gli accessi dall’Italia. Oltre all’iniziativa francese, il ministro dell’Interno belga, Melchior Wathelet, ha disposto controlli doganali rafforzati negli aeroporti di Bruxelles e Charleroi per i voli in provenienza dall’Italia. Austria e Germania hanno annunciato misure analoghe. Ma Bruxelles non può dire nulla, perché le maglie legali di Schengen consentono agli stati membri ampio margine per reintrodurre le frontiere.
Il “codice frontiere Schengen” è formato da quasi trecento pagine di regolamenti e allegati che permettono alcune eccezioni all’Europa senza frontiere. In occasione di grandi eventi sportivi a rischio, gli stati notificano regolarmente la reintroduzione dei controlli ai confini per motivi di “ordine pubblico”. L’Italia lo usò nel 2002, quando gli organizzatori del Teknival spostarono il loro rave annuale da Montpellier alle montagne piemontesi confinanti con la Francia. Ma i migranti sbarcati dalla Tunisia non sono una minaccia all’ordine pubblico. E così diversi stati membri usano altri cavilli giuridici, come la possibilità di effettuare controlli “non sistematici” entro venti chilometri dal posto di frontiera. Cosa vuol dire “non sistematici”? Per il francese Guéant, basta spostare le pattuglie di polizia ogni sei ore. Per il belga Wathelet, è sufficiente evitare di controllare alcuni aerei. La commissaria Malmström si limita a incoraggiare “le autorità italiane e francesi a risolvere il conflitto fra loro”. “Quel che manca in Europa oggi è leadership e solidarietà”, ha detto Malmström.
Il “codice frontiere Schengen” è formato da quasi trecento pagine di regolamenti e allegati che permettono alcune eccezioni all’Europa senza frontiere. In occasione di grandi eventi sportivi a rischio, gli stati notificano regolarmente la reintroduzione dei controlli ai confini per motivi di “ordine pubblico”. L’Italia lo usò nel 2002, quando gli organizzatori del Teknival spostarono il loro rave annuale da Montpellier alle montagne piemontesi confinanti con la Francia. Ma i migranti sbarcati dalla Tunisia non sono una minaccia all’ordine pubblico. E così diversi stati membri usano altri cavilli giuridici, come la possibilità di effettuare controlli “non sistematici” entro venti chilometri dal posto di frontiera. Cosa vuol dire “non sistematici”? Per il francese Guéant, basta spostare le pattuglie di polizia ogni sei ore. Per il belga Wathelet, è sufficiente evitare di controllare alcuni aerei. La commissaria Malmström si limita a incoraggiare “le autorità italiane e francesi a risolvere il conflitto fra loro”. “Quel che manca in Europa oggi è leadership e solidarietà”, ha detto Malmström.
Diversi paesi stanno strumentalizzando l’emergenza per tentare di modificare le regole di Schengen. “Il problema non è l’Italia, ma c’è da tempo”, spiega al Foglio una fonte dell’Ue. Dalla Grecia passa gran parte dell’immigrazione illegale. Francia e Germania hanno posto il veto all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen perché le loro frontiere sono troppo porose. Ora – dice la fonte europea – Parigi e Berlino chiedono “un emendamento a Schengen per reintrodurre le frontiere”. Il 26 aprile a Roma è previsto un vertice italo-francese che, si augura Frattini, rilancerà la collaborazione tra i due paesi, dopo le divisioni di queste settimane.